Considerazioni sulla meditazione per non specialisti: Parte terza

Lo scorso mese abbiamo considerato come il cambiamento incessante sia diventato il normale modo di vivere e come valori e “verità” all’apparenza senza tempo siano stati smantellati. L’essere sempre “connessi” (sistemi elettronici) inoltre ha come effetto diretto il degrado della reale “connessione” con gli altri (che ha quindi perso di qualità).

Questi cambiamenti repentini hanno un “prezzo emotivo”: ansia, stress, demotivazione, alienazione, senso di solitudine, depressione e malattie psicosomatiche (queste ultime pressoché sconosciute in passato).

Se a ciò aggiungiamo che i modelli irraggiungibili di riferimento che ci poniamo (anche grazie ai media ed ai desideri indotti da altri) fungono da “pietra di paragone” di ogni nostra azione ed ogni nostro risultato, si comprende come l’insoddisfazione permei la nostra quotidianità; o, peggio, nel fortunato caso in cui riusciamo ad avere e fare tutto ciò che desideriamo, appare il “mostro” della noia.

Premesso che dobbiamo concentrarci non sulle circostanze bensì sul modo in cui riusciamo a farvi fronte (non possiamo cambiare le carte che ci sono state date ma possiamo decidere come giocarle), il segreto è vivere in piena consapevolezza l’attimo presente.

Gli esercizi per “riconciliarci” con il nostro corpo e quelli sulla respirazione e sulla presenza, potranno farci fare un gran passo verso una maggior consapevolezza. Bisogna porre quindi in ogni momento l’attenzione sull’attimo presente, unica realtà esistente: il passato è solo una memoria ed il futuro una mera fantasia, proiettate sul “grande schermo” della mente.

L’atteggiamento mentale nell’approccio meditativo e nell’attenzione all’attimo presente riveste un ruolo cruciale.

È generalmente riconosciuto che l’atteggiamento mentale ha un impatto profondissimo sui risultati che otteniamo relativamente ad ogni attività che ci appropinquiamo a svolgere. Consideriamo ad esempio il sesso. Se lo fate per lussuria o per noia il vostro piacere sessuale sarà connotato dalla sensazione che vi ha motivati a praticarlo; se invece prendete il sesso come un’espressione di profondo amore per il vostro partner, anche se vi “muovete” allo stesso modo, toccate gli stessi punti, usate le stesse tecniche, vivrete un’esperienza completamente diversa.

Ciò vale anche per la meditazione: l’atteggiamento verso la stessa contribuisce in modo determinante a stabilirne l’esito della pratica.

In particolare, non dobbiamo aspettarci dalla meditazione una pronta soluzione a determinati nostri “bug”; l’attività meditativa non deve essere qualcosa con un fine “diretto”. La mente è come una scimmia che passa da un albero all’altro senza sosta (la mente passa dalla pianificazione di attività a ricordi, dai pensieri alle emozioni, dalla vista all’udito, ecc.). Se cercate di “obbligarla” a fermarsi finirete per agitarla ancora di più. Per questo motivo si inizia concentrandosi su un determinato oggetto (il respiro, ad esempio) per “fare spazio” ad “altro” rispetto al solito chiacchiericcio mentale. Si tratta di portare l’attenzione dall’esterno (dove la cultura occidentale sostiene risieda la felicità … bah …) al nostro “mondo” interiore, depurato da tutto ciò che nell’istante della meditazione …“non serve”.

Ad ogni distrazione dobbiamo riportare l’attenzione al respiro e solo ad esso. Solamente una volta affinata tale tecnica ed il miglioramento della concentrazione che tale tecnica sottende (e ci vuole tanta pratica e “pazienza”) si potrà passare ad una pratica ricettiva dove lo spazio creato nella mente può essere “riempito” da tutto ciò che si percepisce e considerare ciò senza alcun pregiudizio/parametro/convinzione limitante. Così si inizia a venire pian piano in contatto con la nostra “natura autentica”.

Per capire davvero l’importanza dell’attimo presente basterà riflettere su quanto la vita sia preziosa e non permanente.

Quanto raro e prezioso è appartenere alla specie umana quando si sta fisicamente bene!

È incredibile ma non pensiamo mai ai seguenti temi.

– Siamo nel mezzo di forze del tutto sconosciute (universo) e possiamo esistere solamente grazie ad un sottile strato d’aria che circonda il nostro pianeta

– La luna è ad un “passo” da noi: e se, a seguito di qualche impatto meteoritico, cambiasse traiettoria?

– Quando hai mal di denti o mal di testa non daresti qualsiasi cosa per non sentire dolore?

– Quando sei in “buona forma” pensi a quanto sei fortunato ed apprezzi sinceramente l’assenza di dolore?

– Nell’ultimo secolo quanti genocidi e guerre abbiamo avuto la fortuna di non vivere direttamente? Pensi qualche volta che potrebbe capitare anche a noi, fortunati occidentali del XXI secolo?

– Pensi mai al fatto che questo potrebbe essere il nostro ultimo giorno di vita? Che potresti non esserci domani?

Anch’io mi sono attivato “apotropaicamente

Considerato tutto ciò non ti viene voglia di sfruttare ogni possibilità/opportunità che ti si presenterà?

Prendetevi un quarto d’ora e, seduti (o sdraiati) ponete, all’inizio, l’attenzione sul respiro

Rivolgete quindi l’attenzione ai vostri pensieri (se tendete a essere emotivi potete osservare anche le vostre emozioni)

Invece di lasciarvi trascinare dai pensieri (o dalle emozioni) come capita spesso, osservateli con attenzione

All’inizio vi sembrerà che la mente sia un gran calderone di pensieri ed emozioni

Cercate di rendervi conto che ogni pensiero (o emozione) ha un inizio, uno svolgimento e una fine

Dopo una decina di minuti fermatevi a riflettere sull’esperienza appena vissuta: avete provato una certa distanza tra voi e i vostri pensieri? O vi siete continuamente persi dietro di essi?

Scopo di questo esercizio è fare esperienza come “osservatori”. Voi siete coloro che pensano, non le cose pensate!

Con la pratica della meditazione è possibile porre pensieri ed emozioni in una diversa “prospettiva” scoprendo poi che non hanno più la forza e la presa che avevano su di voi. Si possono avere pensieri … non necessariamente ci devono “dominare

Per finire riporto una tecnica di Deepak Chopra assai efficace per “lenire” o quanto meno rendere meno presenti le emozioni negative che si ritiene creino nel corpo la stessa tossicità delle sostanze tossiche.

Le emozioni tossiche creano a livello molecolare danni come tutte le altre tossine.

Per gestire tutte queste emozioni tossiche si può seguire la sotto riportata sequenza.

Prendiamoci la responsabilità delle nostre azioni, non dando la colpa agli altri (non possiamo aspettare che l’altro “migliori” per sentirci meglio)

Osserviamo le emozioni nel corpo quando pensiamo al “vissuto”. Con gli occhi chiusi sentiamo le sensazioni che sono in atto nel nostro corpo, osserviamole e diamole un nome, un’etichetta. Esprimiamole (rabbia, risentimento, depressione, colpa, tristezza, paura, ecc.) senza usare il linguaggio del vittimismo accusando qualcun altro (tipo: sono stato abbandonato, mi hanno fregato, ecc. Altrimenti è come aspettare che l’altro cambi per sentirmi meglio.

Esprimiamo quindi le nostre autentiche emozioni. Cosa c’era? Ero nella rabbia? Ero nella grazia? Ecc.

Capiamo le emozioni che proviamo identificando le azioni che le esprimono: cos’è accaduto? Come mi sono sentito?

Cerchiamo di descrivere tutta la situazione per come la interpretiamo (dal nostro punto di vista)

Esprimiamo le stesse cose facendo finta di essere l’altra persona nella relazione in esame: l’energia delle emozioni negative inizia un po’ a svanire in quanto è difficile vedere una cosa da due prospettive

Ora esprimiamo le stesse cose facendo finta di essere un giornalista che sta scrivendo un resoconto oggettivo.

Quindi in terza persona. A questo punto l’emozione si è del tutto dispersa

Se tutto ciò lo hai scritto, brucia il pezzo di carta, buttalo (fai un rituale) e respira dicendo: “la lascio andare

 

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