Comunicazione parte prima – Principi Base

Una comunicazione efficace implica un certo grado di autoconsapevolezza e autoregolazione, aspetti affrontati nelle precedenti tre newsletter (meditazione per non specialisti).

Questo in quanto riteniamo che l’aspetto “centrale” di una efficace comunicazione sia rappresentato dall’ascolto attivo ossia la capacità di non filtrare quanto espresso dall’interlocutore con la nostra concezione della realtà ed i nostri pregiudizi.

Ma andiamo oltre.

Teniamo bene a mente un principio assolutamente certo: non si può non comunicare. Basti pensare a quelle volte dove il silenzio è “assordante”. Quindi noi comunichiamo non solo con le parole ma anche (e, direi, in primis) con le modalità con cui ci esprimiamo.

La comunicazione è quindi sia:

logica (verbale) che
analogica (paraverbale e non verbale)

La prima si focalizza sul contenuto del messaggio (parole) mentre la seconda, di carattere universale che non abbisogna del processo di apprendimento, è di carattere emozionale e lascia trasparire la qualità delle nostre relazioni e i nostri sentimenti.

Tendiamo a concentrarci troppo sulla comunicazione verbale

L’aspetto paraverbale riguarda il “come” vengono espressi i contenuti mentre la non verbale (linguaggio del corpo) si attua con gesti, posture e atteggiamenti nella maggior parte dei casi inconsci.

Queste due ultime modalità di comunicazione svelano quanto il nostro interlocutore cerca di tenere nascosto con un discorso che non riflette la verità dei fatti raccontati.

Il linguaggio analogico è molto più eloquente efficace e verace di quello verbale e, di conseguenza, è opportuno approfondirlo concentrandosi sulla comunicazione non verbale (la comunicazione paraverbale sarà l’oggetto della prossima newsletter).

Si può affermare che la comunicazione non verbale costituisce una delle modalità con cui l’inconscio di esprime; in particolare, l’inconscio si “palesa” tramite:

la prossemica:
le distanze che teniamo nei confronti degli altri

la cinesica:
i movimenti inconsapevoli che facciamo mentre interloquiamo con gli altri

il paraverbale:
il tono della voce, la velocità con cui parliamo, l’utilizzo delle pause, ecc.

il digitale:
i toccamenti che operiamo su noi stessi, sugli altri e sull’ambiente che ci circonda

Questi “segnali” tuttavia non sono “neutri”; occorre tener conto dello stato d’animo della persona (l’umore, le sensazioni, le convinzioni personali, ecc.) e delle circostanze ambientali.

I segnali dell’inconscio sono una risposta ad uno stimolo (se mi gratto il naso non come reazione a qualcosa che mi viene detto o fatto o che mi deriva dall’ambiente può essere visto solamente come sintomo di prurito)

L’importanza di conoscere i segnali dell’inconscio mi permette di tarare in modo funzionale ai miei scopi la direzione della comunicazione secondo il seguente semplice schema:

faccio un’affermazione – noto il gradimento dell’interlocutore – proseguo ed amplifico
faccio un’affermazione – noto il non gradimento dell’interlocutore – cambio e ritaro il tiro

Vediamo specificatamente (ma sinteticamente) i segnali della comunicazione non verbale.

Segnali di gradimento:
giocare con i capelli o accarezzarli, mordicchiarsi le labbra, succhiare un oggetto o le proprie dita, inumidirsi le labbra, porre la lingua tra i denti, avvicinarsi all’interlocutore o toccarlo.

Segnali di rifiuto:
incrociare le braccia o le gambe, serrare le labbra, annusare le dita, allontanarsi dall’interlocutore, coprirsi o aggiustarsi i vestiti, allontanare un oggetto da sé.

Segnali di tensione:
pruriti in genere (come un gatto l’inconscio “alza le orecchie” e dimostra “interesse” nel senso che si mette all’erta.
Il segnale è: “forse mi interessa…continua”.

Segnali iconici:
strangolamento (segnale d’angoscia), asciugare una lacrima (segnale “mi fai piangere”), dito nell’orecchio (pensiero sessuale), sguardo verso il basso (imbarazzo), serrare i pugni (competizione), grattare il palmo della mano (devo pagare qualcosa), grattare il dorso della mano (devo ricevere un pagamento)

Si tenga presente che i segnali della comunicazione non verbale emergono con forza solamente in un modello di comunicazione (circolare) mentre nella comunicazione lineare possono non avere un impatto significativo.

Al riguardo, ci sono fondamentalmente due modelli di comunicazione:

– modello lineare
– modello circolare

Modello lineare

È caratterizzato dai seguenti elementi:
– emittente
– codificazione
– canale di trasmissione
– decodificazione
– ricevente

L’emittente semplicemente “trasferisce” messaggi al ricevente: l’elemento patologico è costituito dal “rumore”, ogni “interferenza” che ostacola la comprensione del messaggio, in assenza del quale la comunicazione è fluida.

Siamo nel campo della comunicazione monodirezionale: ti dico (o scrivo) il messaggio senza possibilità di replica.

Si dovrebbe parlare più propriamente di informazione più che di comunicazione anche se si possono ricavare importanti elementi dalla comunicazione non verbale dell’interlocutore nel momento in cui riceve il messaggio.

Modello circolare

A differenza del modello lineare, vengono evidenziati tutti gli elementi che rendono “unica” la comunicazione:
– la graduale conoscenza dell’interlocutore
– l’ironia
– i doppi sensi
– le metafore (con cui le parole assumono diversi significati rispetti alla semantica)
– ecc.

Emittente e ricevente interagiscono mediante l’invio reciproco di messaggi. I segnali non verbali sono fortemente indicativi.

Inoltre, tramite la verbalizzazione del feedback, l’altra parte può verificare se e come il suo messaggio è stato recepito. Come detto all’inizio, è fondamentale la capacità d’ascolto.

Gli obiettivi del feedback sono:

– controllare e verificare la reciproca comprensione del messaggio, essere certi di aver compreso e di essere stati capiti al fine di evitare fraintendimenti;
– controllare gli effetti del proprio comportamento che intenzionalmente poniamo in atto ed il tipo di ricaduta che lo stesso ha sull’interlocutore;
– consentire informazioni di ritorno sull’altro e su di me.

Il feedback è una buona tecnica attraverso cui informare l’altro su come è stata percepita e sperimentata la comunicazione ed in cui è possibile aggiungere un “appello” esplicito (formulato come desiderio e non come una
prescrizione) che consiste nel chiedere all’altro quello che per me è importante che lui faccia.

Per chi offre il feedback è importante non essere direttivo, generico, dogmatico, non portare giudizi svalutanti della persona ma assumersi la responsabilità di quello che si sta sentendo e pensando a proposito della relazione creatasi
durante quella specifica comunicazione.

Con una comunicazione efficace non solo ci assicuriamo il raggiungimento degli obiettivi prefissati ma implementiamo anche gli aspetti relazionali della nostra vita, aspetti indispensabili alla soddisfazione dei bisogni naturali di stima e riconoscimento presenti in ogni essere umano.

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