Comunicazione assertiva ed empatica

In genere siamo per metà della giornata da “un’altra parte” e ciò procura stress e affaticamento. Il nostro cervello fa una cosa alla volta; non è un “congegno” che può aprire e processare contemporaneamente più “file”. Può passare da una cosa all’altra velocissimamente ma … sempre una cosa alla volta. Di conseguenza, l’attenzione fluttua e diventa “labile”. Nel mondo contemporaneo c’è una vera e propria epidemia (basti pensare alle nuove generazioni) di disturbo dell’attenzione.

Ciò ha notevoli conseguenze anche nei rapporti sociali. Il rapporto con gli altri ha un’importanza centrale nella nostra vita; in genere, riflettiamo molto poco sulle nostre modalità di relazionarci con familiari, amici, cooleghi, ecc., modalità che assai spesso sono semplici abitudini. Come tali (programmi mentali automatici) possono essere, se non funzionali ai nostri scopi, modificate.

Non si può avere l’arroganza di pretendere che le persone ci capiscano “al volo” anche in presenza di un messaggio “parziale”; non possiamo pretendere che da 2 parole e dal linguaggio non verbale vengano capite le nostre emozioni ed i nostri bisogni.

Da un certo punto di vista, la comunicazione è la capacità di porre completa attenzione con continuità su quello che diciamo ed ascoltiamo. È allora estremamente importante “circoscrivere” la mera reazione istintuale e porre attenzione ai seguenti aspetti:

OSSERVAZIONE (ho visto, ho letto, ecc. …)
PENSIERO (… e ho pensato che …)
EMOZIONI (… e mi sono sentito …)
BISOGNI (… perché invece avevo bisogno di …)

Essere consci di se stessi è ciò che distingue gli esseri umani dagli altri primati.

Se non ci alleniamo all’attenzione, ai pensieri, alle sensazioni, alle emozioni, non riusciremo ad ascoltare gli altri e a gestire efficacemente eventuali conflitti.

Può al riguardo aiutare il seguente esercizio. Pensate a una situazione difficile:

Osservate la situazione (“quando penso a …”)
Accogliete i vostri sentimenti (pensieri ed emozioni) con comprensione e costanza (“… mi sento …”)
Cercate i vostri bisogni non soddisfatti (“… perché ho bisogno di …”)
Pensate all’azione che potreste intraprendere per soddisfare uno dei vostri bisogni (“… e adesso farò …”)

Andando al cuore di noi stessi entriamo in autentico contatto con l’altro. Dobbiamo imparare a sentire ciò che accade dentro di noi (con comprensione e costanza). Per fare questo poniamoci due domande:

come mi sento?
a che cosa aspiro in questa situazione?

L’attenzione che diamo a noi stessi ci calma e ci permette di accogliere più facilmente l’altro. In questo modo riusciremo a identificare, comprendere ed esprimere i nostri bisogni, schemi di pensiero e “inneschi” emotivi; ciò è il presupposto per avvicinarci a comprendere bisogni, schemi di pensiero e “inneschi” emotivi dell’interlocutore.

Ma la consapevolezza di noi stessi è solo un presupposto per una proficua comunicazione. È molto importante essere empatici.

Ciascuna delle persone vede solo il suo punto di vista e ciò ci aiuta a conoscere e descrivere più oggettivamente possibile il nostro punto di vista nel rispetto dell’altro. Ma per “ascoltare l’altro” “occorre scoprire” il suo punto di vista, mettersi (per quanto possibile) nei suoi panni, nella sua testa abbandonando la nostra visione delle cose e considerare quella del nostro interlocutore. In tal modo possiamo arricchirci della varietà di cammini che conducono ai diversi punti di vista e della conoscenza della situazione nel suo complesso.

Un possibile schema in 4 fasi da seguire per una comunicazione efficace è il seguente.

◦ Osservazione dei fatti

Occorre descrivere i fatti senza aggiungere opinioni o interpretazioni. In ciò sta la differenza tra “ciò che è” e ciò che pensiamo. Eventuali opuinioni vanno formulate in modo neutro trasmettendo all’altra parte l’intenzione di non giudicare. In ciò è necessario avere particolare cura all’atteggiamento “non verbale”, aspetto della comunicazione che ha il maggior peso nella effettiva trasmissione del messaggio.

◦ Espressione dei “sentimenti” (sensazioni fisiche sia le emozioni).

Il sentimento ci comunica che in noi c’è qualcosa di inappagato o che richiede attenzione (un bisogno). Le tappe del sentimento e del bisogno sono inseparabili (ad esempio, mi sento confuso = ho bisogno di chiarezza). Spesso pensiamo che i sentimenti siano provocati dagli eventi o dalle azioni altrui ma, in realtà, nascono dai nostri bisogni. Se provate un sentimento spiacevole significa che uno o più bisogni non sono stati soddisfatti e non dovete attribuire agli altri la responsabilità dei vostri sentimenti; così come non dobbiamo addossarci responsabilità (o, peggio, la “colpa”) di come gli altri si sentono in quanto una nostra azione può stimolare nell’altro una sofferenza ma l’origine del suo dolore sta nel suo bisogno non soddisfatto. Occorre che ognuno sia responsabile delle proprie intenzioni ed azioni e aprirsi alla “connessione”. Il rapporto creasce quando la colpevolizzazione reciproca diminuisce ed ognuno comprende, accoglie e tiene in considerazione i bisogni dell’altro tanto quanto i propri.

◦ Espressione dei bisogni (l’origine dei “sentimenti”).

I bisogni indicano ciò che è indispensabile alla sopravvivenza e ciò che dà sicurezza (materiale ed affettiva) e senso alla nosdtra vita. I bisogni sono comuni a tutti gli esseri umani in quanto “universali”. Un bisogno si esprime in termini positivi e non coinvolge né un’altra persona né un’azione concreta. (si dice “ho bisogno di…nonho bisogno che tu…”). Il nostro bisogno è “svincolato” dall’altro così come il bisogno dell’altro non ci “vincola” (“hai bisogno di stare da solo” e non “hai bisogno che ti lasci in pace”). Prendere coscienza di un bisogno non soddisfatto ci permette, grazie all’elaborazione di una richiesta, di trovare una soluzione alle nostre difficoltà.

◦ Formulazione di una richiesta. Una richiesta ben formulata ha sei caratteristiche:

▪ si rivolge a una persona specifica (“saresti d’accordo di…” e non “qualcuno potrebbe aiutarmi?”)
▪ riguarda il presente (“dimmi se ti va di lavare i piatti” e non “da ora in poi laverai i piatti!”)
▪ è concreta (“dimmi se ti va di lavare i piatti” e non astratta come “…darmi una mano”)
▪ è espressa in forma positiva; evitare le negazioni come “…non fare più…
▪ è realizzabile
▪ lascia la scelta (“saresti d’accordo di …” e non “voglio che tu …”)

Essendo gli stili comportamentali che ci contraddistinguono dei meri comportamenti automatici, con costanza ed impegno possiamo far evolvere la nostra comunicazione verso nuove e più proficue modalità che ci potranno far vivere più serenamente ottenendo migliori risultati.

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